Facebook e fisco

Pubblicizzi la tua attività su Facebook? Allora attiri (anche) il Fisco

Nessun commento in social media da Redazione Onangel

Una pagina Facebook è un ottimo strumento per promuovere in forma gratuita la propria attività. In effetti, sono tantissimi i professionisti che sfruttano la vetrina della piattaforma di Zuckerberg per sponsorizzare servizi e prodotti di qualunque tipologia attirando potenziali clienti, partner… e il Fisco. Già, perché due sentenze degli ultimi mesi, rispettivamente della Commissione Tributaria Provinciale di Trento e quella della Sardegna, hanno ribadito come Facebook possa essere utilizzato come una prova, anzi, come una vera e propria dichiarazione da parte del lavoratore.

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Fisco controlla Facebook contro l’evasione

Sono tantissime le attività che potrebbero essere prese di mira dall’Agenzia delle Entrate; basti pensare a chi svolge regolarmente un secondo lavoro in nero, come animatori, deejay, baby sitter, insegnanti di doposcuola, solo per nominare le professioni più comuni, che lanciano i propri servizi tramite Facebook per raggiungere nuovi clienti o per dar visibilità alle proprie performance.

E non solo, Facebook potrà essere utilizzato come una sorta di redditometro in sede di verifica fiscale, ad esempio per valutare l’onestà di quanti si professano leader di mercato tramite social e che millantano un invidiabile portfolio clienti, presentando poi dichiarazioni dei redditi di gran lunga meno pingui.

Certo, poi sarà tutto da dimostrare e, se saranno contestate presunte irregolarità fiscali, il professionista preso di mira avrà modo di dimostrare la propria innocenza e trasparenza. D’altra parte, neppure al più onesto dei professionisti fa poi così tanto piacere l’idea di subire una verifica fiscale.

Che risvolti aspettarci

Alla fine, è difficile immaginare un cambio di tendenza per ciò che riguarda l’utilizzo di Facebook a scopo promozionale. A rischiare di più saranno soprattutto quanti offrono prestazioni in nero, specie quelli che, incautamente, dichiarano apertamente la propria disponibilità ad erogare servizi mai segnalati allo Stato.

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Più complessa la questione relativa ai controlli che il Fisco potrebbe far scattare per professionisti e aziende che palesano discrepanze tra i propri conti ufficiali e ciò che mostrano su Facebook: lì, la questione diventa quasi grottesca e, in un certo senso, sarebbe come assegnare la fama di seduttore all’amico fanfarone che millanta le proprie conquiste al bar. D’altronde, il mondo di oggi è anche questo.