frequenza di rimbalzo cos’è

Frequenza di rimbalzo: che cos’è e come interpretarla

Nessun commento in web marketing da Redazione Onangel

La frequenza di rimbalzo è un dato fornito da Google Analytics che esprime la percentuale di utenti di un sito che visitano una sola pagina prima di interrompere la sessione di navigazione. Così spiegato, è difficile cogliere l’importanza di quello che in inglese viene definito bounce rate. Invece, si tratta di un dato che fornisce molte più informazioni di ciò che a prima vista potrebbe sembrare. Cerchiamo allora di capire come interpretare i dati relativi alla frequenza di rimbalzo di un sito.

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Frequenza di rimbalzo: come viene calcolata

La frequenza di rimbalzo viene espressa in termini percentuali. Nello specifico, essa è data dal rapporto fra il numero di sessioni in cui è stata visualizzata una sola pagina del sito e il totale delle sessioni di navigazioni dello stesso sito. Supponiamo che un sito abbia registrato in un dato intervallo di tempo un totale di 100 sessioni. In 40 casi sui 100 conteggiati, l’utente ha visualizzato una sola pagina prima di ‘rimbalzare’ all’esterno del sito. In questo esempio, la frequenza di rimbalzo è pari a 40/100 o, in termini percentuali, al 40% del totale.

Frequenza di rimbalzo: di quanto dovrebbe essere?

Rispondere alla domanda “Qual è la frequenza di rimbalzo ideale?” è pressoché impossibile. Ciò perché la risposta dipende da diversi fattori, quali ad esempio la tipologia di sito e di pagina, i canali d’accesso al sito web, la tipologia di utente a cui ci si rivolge. Possiamo dire che una frequenza di rimbalzo ottimale può essere compresa tra il 25% e il 70%, ma si tratta di un riferimento da utilizzare con cautela. Ad esempio, una alta frequenza di rimbalzo può essere dovuta al fatto che l’utente trova tutte le informazioni di cui necessita già nella prima pagina visualizzata e non sente il bisogno di visitarne altre. Viceversa, un alto valore di bounce rate può essere negativo nel caso in cui un utente abbandona il sito perché non interessato o perché poco navigabile (a causa di una eccessiva velocità di caricamento o di un layout poco user friendly. Ma come facciamo a saperlo?

Analizzare i dati Analytics: i controlli incrociati

Può risultare importante, se non fondamentale, comprendere a fondo il significato della frequenza di rimbalzo del proprio sito e, ancor più, dare una corretta interpretazione. Per farlo, occorre analizzare i dati del proprio sito in modo incrociato. Risulta molto utile verificare tramite Analytics la frequenza di rimbalzo relativa ai diversi canali (ovvero i mezzi attraverso cui un utente atterra sul sito). Ad esempio, spesso il traffico acquisito tramite campagne PPC presenta un bounce rate superiore alla media del sito poiché indirizza gli utenti verso pagine più specifiche e maggiormente corrispondenti agli interessi di chi cerca. Il rapporto “tutte le pagine” di Analytics, invece, fornisce la frequenza di rimbalzo delle singole pagine e permette dunque di comprendere se un alto tasso di rimbalzo sia un problema che interessa il sito nel suo complesso o solo alcune pagine.

Frequenza di rimbalzo troppo alta: come intervenire

Una volta effettuata una analisi più approfondita, sarà più semplice provare a individuare soluzioni mirate per abbassare la frequenza di rimbalzo del sito. Se il problema interessa solo alcune pagine, si può considerare la possibilità di rivedere il content editing, modificando lo stile o persino gli argomenti trattati. Se invece il problema è uniforme e presente in tutte le pagine del sito (e verificato che non sia un problema di tracciamento delle visite) si può considerare la possibilità di modificare il layout del sito o di effettuare interventi per migliorare la sua velocità e navigabilità.

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Frequenza di rimbalzo e ranking

Come chiarito da Matt Cutts in persona, la frequenza di rimbalzo non è un fattore di ranking; ovvero, detto in parole semplici, il dato relativo al bounce rate non influisce sull’autorevolezza di un sito web. Ciò però non implica che esso non abbia un impatto quantomeno indiretto su di esso: un alto bounce rate può infatti essere espressione di un sito poco navigabile, lento o che fornisce contenuti non all’altezza, tutti fattori (loro sì) di ranking.